Il senso della Liberazione. 25 aprile

Ci sono quelle date importanti in cui vorresti trovare sempre le parole giuste. Le parole migliori. Il modo perfetto per esprimere il valore e la centralità di un determinato evento.
Capita, a volte, di trovarle, quelle parole. Anzi, di ritrovarle. Magari in una vecchia Nota, che campeggia ormai da un anno nel tuo smartphone.

E così, oggi, 25 aprile 2021, celebro questa giornata così importante per ogni Italiano di ieri, di oggi e di domani; così importante per ogni Italiano “nato” italiano, “diventato” italiano o desideroso di “diventare ufficialmente italiano” (perché nella sostanza già lo è, nonostante lo ius culturae sia ancora di là da venire); così importante per ogni amante della Democrazia; così importante per ogni persona che conosce il valore della libertà e sa che esiste la libertà di ciascuno solo se esiste la libertà di tutti.
Oggi, dicevo, celebro questa data così importante con le mie parole di “ieri”: quelle parole che hanno trovato la loro strada per venire al mondo esattamente un anno fa.

Era il 25 aprile 2020 e buttavo giù sull’app Note del mio smartphone una breve riflessione sulla Festa della Liberazione.

Certo, so bene che in questo 25 aprile 2021 avrei potuto affrontare il valore, la pregnanza e l’intoccabilità di questa data, dedicando qualche parola in più su quei politici che, di recente – nonostante si sia ancora immersi, da oltre un anno, in una pandemia che, lungi dall’essere risolta o quantomeno dall’essere sotto controllo, purtroppo, è ormai divenuta persino una sindemia – , hanno pensato bene di sfruttare la Festa della Liberazione per posizionare le loro ciniche e vili bandierine acchiappa-consenso. Quelle bandierine che, di fatto, però, nascondono (più o meno palesemente!) una questione di fondo: a tali politicanti, una vera cultura antifascista non appartiene. Come non appartiene loro un reale e sincero sentimento di rispetto per la Costituzione e per gli Italiani di ieri, che le brutture del fascismo le hanno subite e, ancor di più, per quelli che, avendole subite, hanno agito affinché il futuro non appartenesse a quel buco nero di diritti e libertà: hanno agito per liberare l’Italia dal nazifascismo; hanno agito per regalarci un’Italia in cui si potesse respirare l’odore dell’uguaglianza e della libertà.

In questo 25 aprile 2021, quindi, avrei potuto dilungarmi su quanto siano irrispettose per la Storia della nostra Repubblica, per la Nostra Storia, per la Storia di noi tutti, le dichiarazioni di quei “politici politicanti” che hanno tuonato che loro no, non parteciperanno ad alcuna celebrazione del 25 aprile, perché, vista la situazione attuale, non c’è nulla da festeggiare.
E per lanciarsi in tali affermazioni, pronunciate con cipiglio e “faccia corrucciata delle occasioni”, che ad anni alterni vengono ripetute, seppure con simil-argomentazioni sempre differenti, ma in fondo sempre uguali a se stesse: per l’anno in corso, hanno utilizzato come scusa di base quella delle “riaperture” insufficienti.

Perché quelle riaperture “graduali” (ma mica tanto!) consentite, sulla base del cd. rischio ragionato (e si spera che di ragionato ci sia tanto!), a partire da lunedì 26 aprile, in un’Italia che ancora conta centinaia di morti al giorno, una cifra che si aggira quotidianamente attorno ai 13 o 15 mila nuovi casi positivi al Covid19 e una campagna vaccinale che, per quanto stia accelerando, ancora è lontana dal raggiungimento se non dell’immunità di gregge, almeno dell’immunità di massa: proprio quelle riaperture, in un tale contesto, per tali giocolieri della politica sono troppa poca cosa. Perché, nel loro equilibrismo fra evidenze scientifiche che non piacciono e consenso elettorale che si deve recuperare, sostengono sia necessario ritornare alla vita, riappropriarsi delle libertà, che in questi mesi di pandemia, sono state a lungo compresse. E urlano tali loro dichiarazioni come se tutti gli altri volessero tenere gli italiani tappati in casa per il semplice gusto di farlo, e non perché c’è una pandemia in corso e non si riescono ancora a trovare gli strumenti adeguati per garantire contestualmente salute ed economia, senza sacrificare eccessivamente nè l’una, nè l’altra, ma tenendo conto che esiste un valore prioritario che è quello della vita (che chi è finito in terapia intensiva, in questi lunghi e drammatici mesi, sa bene come diventi sfuggente e labile).
Il problema di quei politicanti che si vantano di volere un ritorno alla vita, desiderando cinicamente far intendere che gli altri (incomprensibilmente!) non lo vorrebbero, è che sventolano, sì, tali dichiarazioni di principio, e pure più volte al giorno, ma non spiegano come si possa e si debba fare in concreto per “ritornare alla vita”; non propongono nel dettaglio soluzioni che tengano conto di tutte le variabili e che sappiano far fronte a eventuali nuove emergenze in cui il sistema sanitario nazionale si venga eventualmente a ritrovare di nuovo sotto pressione, fino al punto di non ritorno.
Nessuno, immagino, sogni un mondo spietato dove debba venire ad ogni costo prima l’economia, al grido del “si salvi chi può” (come sta accadendo, purtroppo, in Paesi come il Brasile o l’India). E sono sicura che, in realtà, non lo sognino neanche quei politici italiani che si premurano di dichiarare, ora in un tweet, ora in una diretta facebook, ora in un’apparizione televisiva, la necessità del ritorno alla vita e alla normalità, seppure in piena pandemia e senza proporre, a latere, soluzioni concrete, fattibili e che tengano conto delle evidenze scientifiche.
La complessità del reale – e, in piena pandemia, il reale è estremamente complesso! – viene annullata, così, da slogan roboanti e ciniche bandierine sventolanti.

Non mi dilungherò oltre nel commento di queste posizioni inopportune e pericolose, oggi più di ieri, per il contraccolpo che creano in una società in palese sofferenza economico-sociale, qual è la nostra società in epoca di Covid, proprio perché non voglio che questa giornata venga oscurata dall’inutile balletto di chi, nell’agone politico, annualmente dichiara qualcosa o annuncia un’astensione dal partecipare a questa o quella manifestazione del 25 aprile o afferma che parlare di fascismo e antifascismo sia anacronistico. Perché si tratta di dichiarazioni e prese di posizione finalizzate (consapevolmente o meno!) perlopiù ad accarezzare i sentimenti di quegli elettori che fino a ieri non si sarebbero apertamente definiti fascisti, ma che oggi, invece, lo fanno.
Perché ormai il recinto è stato aperto e i buoi sono scappati.

E così, piuttosto che dare ulteriore spazio a chi in questa giornata insulta la nostra memoria storica, ho deciso di riprendere le parole con cui ho guardato alla Festa della Liberazione nel primo 25 aprile trascorso in lockdown. Quando ancora la maggior parte di noi non era riuscita a metabolizzare quanto questa pandemia avrebbe sconvolto il mondo: il suo sistema, le sue dinamiche, il suo sguardo verso il futuro.
In quei giorni del 2020, aleggiava ancora nell’aria quell’andrà tutto bene, che a breve avrebbe lasciato in tutti noi la sensazione del non sembra stia andando benissimo.

In quei giorni, ognuno di noi stava sperimentando quelle piccole e grandi limitazioni di libertà, che, tutto d’un tratto, avevano stravolto la nostra quotidianità e che, però, erano state dettate al solo fine di tutelare la salute di tutti e ciascuno, perché di fronte a noi avanzava una pandemia.
Eravamo (siamo) tutti uguali di fronte a quella vita così ingabbiata. Eravamo (siamo) tutti nella stessa tempesta, anche se, come ha detto bene qualcuno, non nella stessa barca: qualcuno aveva e continua ad avere una zattera di fortuna; altri avevano e continuano ad avere uno yacht.
Eppure, quella libertà compressa, anche se per salvare la vita di tutti e ciascuno, ci pesava e ci pesa ancora oggi
.

Ecco.
Adesso, immaginiamo cosa sia vivere in un Paese in cui ogni libertà – e ripeto, ogni libertà – viene compressa. Ma non per tutelare la salute di tutti, in un momento iniziale in cui ci si ritrova impreparati di fronte a una pandemia e non si riesce a scorgere in tempi brevi un altro modo realmente efficace per fronteggiarla; e non in un sistema di pesi e contrappesi in cui la Costituzione funge da faro.
Immaginiamo cosa sia alzarsi un mattino e sapere che un proprio pensiero (politico o meno) non può essere espresso perché altrimenti, se contrario al pensiero unico (del dittatore), si verrà perseguitati e silenziati, in un modo o nell’altro: e non ascoltati anche nei propri sproloqui antiscientifici, nel tentativo di far comprendere con il dialogo e il confronto quanto alcune posizioni antiscientifiche non abbiano alcun fondamento di verità, al fine di recuperare al mondo delle ragioni scientifiche anche chi cerca costantemente di sfuggirgli.
Immaginiamo cosa sia per una bambina (o un bambino) alzarsi un mattino e sapere di non poter andare a scuola: e non perché, come lei (o lui), tutti i suoi compagni non andranno a scuola in presenza (ma cercheranno di svolgere la cd. didattica a distanza: seppure, sicuramente, in taluni luoghi e istituti, meglio; e in altri, peggio), in quanto l’intero mondo sta vivendo le prime fasi di una pandemia a cui ancora non si è riusciti a prendere le misure; ma perché sono state approvate le Leggi razziali e, diversamente da lei (o lui), gli altri compagni potranno continuare ad andare a scuola. Solo la sua, di vita, diverrà una non vita. Per sempre. E senza motivo.

Immaginiamo quanto possa essere dolorosa e inaccettabile la sottrazione reale e ingiustificata delle libertà, dei diritti e della dignità (che, però, resta: perchè la dignità resta sempre, anche, e forse soprattutto, quando gli altri vorrebbero sottrartela!)

Immaginiamo tutto questo e se, ancora, non riusciamo a trovare in noi la capacità di dire Buon 25 aprile e di festeggiare la liberazione dal nazifascismo: che si abbia la compiacenza di tacere, almeno per un giorno.

È per questo che le parole dedicate alla Festa della Liberazione in quel 25 aprile 2020 (l’anno zero del Covid), le ripropongo oggi, in questo 25 aprile 2021: in questo anno 1 dopo Covid.

Perché gli anni passano, ma il valore della Festa della Liberazione resta immutato.

Italia, 25 aprile 2021

Buona Festa della Liberazione.
Buon 25 aprile

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione.
Il 25 aprile è la Festa della Liberazione dal nazifascismo.
Il 25 aprile è la Festa di tutti.
Il 25 aprile è la Festa di tutti e non è una festa divisiva.
Il 25 aprile è la Festa di tutti e non è una festa divisiva, perché la nostra Repubblica si basa su valori antifascisti.
Il 25 aprile è la Festa di tutti e non è una festa divisiva, perché la Resistenza è stata portata avanti da “anime variamente colorate”, ma tutte antifasciste.

Ecco perché nella Repubblica parlamentare italiana, fondata su valori antifascisti, il 25 aprile non può essere una festa divisiva. La nostra Repubblica, di cui tanto ci lamentiamo, non avendo la maggior parte di noi fortunatamente mai conosciuto la dittatura (!), la dobbiamo all’azione e al sacrificio di molte donne e uomini valorosi che hanno vissuto e lottato in quegli anni di dolore, paura e resistenza.

Ecco perché è la Festa della LIBERAZIONE e non semplicemente della LIBERTÀ (come qualche improvvido, anni addietro, aveva tentato di “ribattezzarla”, a suo modo, su Twitter!): perché la vera LIBERTÀ necessita sempre di AZIONE, per essere tale.
E per agire si deve PARTEGGIARE. E, cosa più importante, scegliere la PARTE GIUSTA. Perché, presto o tardi, la Storia, da un lato, e la Coscienza, dall’altro, ci riveleranno sempre qual era la PARTE GIUSTA! E di solito è quella che garantisce la libertà di ciascun individuo, nel rispetto degli altri, in virtù del principio inconfutabile di UGUAGLIANZA: SIAMO ESSERI UMANI e per questo SIAMO TUTTI UGUALI.

Vivo, sono Partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti” ci ha lasciato scritto quella mente brillante, qual è stato Gramsci, nel suo “Odio gli indifferenti” (risalente a ben prima, al 1917).
Gramsci. “Trascinato” in carcere come detenuto politico, in quanto, come disse il PM del Tribunale Speciale Fascista, “bisognava impedire a quel cervello di funzionare per venti anni”!

Ecco perché oggi è giusto cantare Bella Ciao, e non altre canzoni.
Ecco perché oggi è giusto urlare a squarciagola: Buon 25 aprile!

Italia, 25 aprile 2020

ph. arialmac

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