Quella foto padre-figlia

Ci sono quelle foto che hanno la capacità di carpire l’essenza di un momento. E poi ci sono le altre: quelle in grado di cogliere l’essenza di una vita, il senso profondo di un rapporto.

Se penso al nostro, di rapporto, fra tutte le foto che nel tempo abbiamo scattato, ce n’è una a cui sono particolarmente legata: io sulle tue spalle, in spiaggia, in uno di quei meravigliosi tramonti d’agosto.
Avrò avuto 6 o 7 anni, in quella foto: indosso quel costumino intero bianco, che tanto amavo, perché era oggettivamente bello – certo! -, ma soprattutto perché era il regalo portatomi da mamma, proprio quell’estate, al rientro da Milano, a conclusione dei lavori della commissione per gli esami di stato; sulla destra, il mare calmo del vespro estivo; sullo sfondo, i colori aranciati del tramonto. Al centro, noi due: io, seduta sulle tue spalle “alli ziti “ (per utilizzare l’espressione dialettale, che da piccola mi strappava sempre una risata), e tu, seduto a tua volta sul telo mare, mentre con le braccia alzate tieni le tue mani intrecciate alle mie. Accanto a te gli immancabili giornali e libri, che durante le giornate di mare divoravi, instancabile.

Ogni volta che riguardo quella foto ripenso alla frase di Bernardo di Chartres siamo nani sulle spalle di giganti”: la lessi per la prima volta a 16 anni, sul testo di filosofia del liceo, e, al di là della sua imprescindibile riferibilità alla Storia (quella con la S maiuscola), io l’ho sempre collegata alla mia, di storia. E ho sempre individuato in te e mamma i miei due giganti, sulle cui spalle mi sono sempre appoggiata, per riuscire a scorgere più lontano, nell’orizzonte.

Nella giornata odierna ti ha lasciato spiazzato il mio messaggio sintetico di auguri, perché, conoscendomi bene, sai che tendo ad essere prolissa: sintetica, quasi mai.
Il fatto è che il mio vero messaggio di auguri è tardato ad arrivare. Ma, seppure a fine giornata, eccolo: è arrivato.

Auguri a te, che sei stato il mio narratore di fiabe preferito, il mio tenace compagno di giochi inventati, il mio socio fidato durante i nostri “blitz” in cartoleria e in edicola, di sabato pomeriggio, alla ricerca delle penne più strane e dei quadernoni con la copertina più particolare, ma soprattutto alla ricerca dei fumetti di Topolino (quelli che avrei divorato per l’intera settimana, fino al sabato successivo).

Auguri a te, che mi hai insegnato che nell’essere buoni e generosi si mostra la propria forza; auguri a te, che sei stato e continui ad essere compagno di meravigliosi dibattiti infiniti su attualità e politica e che della politica mi hai fatto innamorare.

Auguri a te, che mi hai mostrato cosa vuole dire amare (amare davvero!); auguri a te che, nella tua quotidianità con mamma, mi hai permesso di cogliere quale sia il senso vero della parità in una relazione e mi hai donato il modello di uomo di cui avevo bisogno: colui che rispetta le donne, non in quanto donne, ma in quanto persone. Perché, prima di essere donne e uomini, siamo persone: e questo basta.

Auguri a te e al tuo senso di giustizia e onestà, che in una terra complicata è il più grande insegnamento che un padre possa trasmettere a una figlia.

Buona festa del papà a te, che sei padre, ma soprattutto che fai il padre…e ti riesce benissimo.

Italia, 19 marzo 2021

Padre e figlia. Io sulle tue spalle. Le nostre mani intrecciate. (dall’archivio fotografico di famiglia)

Una opinione su "Quella foto padre-figlia"

  1. L’ha ripubblicato su Cassetti di vitae ha commentato:
    Ecco quel limpido sentimento che, come un fil rouge, lega le vite di padre e figli. Ecco il meraviglioso mondo che, pietra su pietra, viene sapientemente coltivato, curato, amato. Quel mondo di cui, spesso, non si vuole tracciare il percorso, per superficialità o disamore. Quel mondo, piccolo nel luogo, ma immensamente grande nel tempo. Quel mondo in cui vorremmo tutti vivere la nostra parte.

    Piace a 1 persona

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