Della fragilità e della bellezza complicata della Democrazia

Breve riflessione sui fatti americani del 6 gennaio 2021: l’assalto scomposto al Campidoglio statunitense e quel Presidente uscente che fomenta (a proprio tornaconto) paure deliranti, rabbia, teorie complottiste e difficoltà sociali.

Stiamo attenti nelle mani di chi mettiamo la Democrazia, ché a non saperla maneggiare bene, può implodere. E ci si può ritrovare, da un giorno all’altro, con il nostalgico ricordo di ciò che era e non è più.

John Lewis diceva bene: “La Democrazia è un atto”.

Perché la Democrazia non è mai data una volta per tutte.
È, piuttosto, un intricato complesso di pesi e contrappesi; è lavoro costante di cesellamento e rifinitura dei confini delle libertà, affinché le libertà degli uni convivano in armonia con le libertà degli altri; è vita quotidiana e istituzioni, in un intreccio inestricabile.

La Democrazia è un processo.
E come ogni processo, a seconda della direzione che assume, può mostrarsi, ora, come processo evolutivo: è la direzione che segue la Democrazia quando, consapevole delle proprie imperfezioni e del fatto che tutto é perfettibile, agisce – mediante i suoi uomini, le sue donne e attraverso le sue istituzioni – al fine di migliorare costantemente se stessa, accrescendo e meglio definendo nel tempo le libertà e i diritti fondamentali di tutti e ciascuno; ora, invece, come processo involutivo: potendosi spingere fino al punto (estremo e di rottura) che porta la Democrazia a rinnegare persino se stessa, ripudiando i suoi valori fondanti e fondamentali!

Sta a noi fare in modo che, in quel magma incandescente e in fieri che è la dimensione democratica di un Paese, il flusso degli eventi sia tale da portarci sempre e comunque verso la concretizzazione di una Democrazia che sia quanto più possibile inclusiva, solidale, armonica nel suo complesso e rispettosa del senso ultimo del vivere democratico: quel “senso ultimo” che non si sostanzia in altro, se non nel consentire a tutti e a ciascuno di realizzare con pienezza la propria personalità. Ad una condizione, però: che ciò avvenga, imprescindibilmente (!), nel rispetto altrui!

Ricordiamolo! Teniamolo sempre bene a mente.

E ricordiamolo soprattutto oggi, dopo essere stati costretti ad assistere alle immagini di una Democrazia, quella americana, con oltre 2 secoli di storia (per quanto complicata e piena di chiaroscuri), in balia di un uomo che della vita democratica non ha mai saputo cosa farsene, a parte asservirla ai propri megalomani interessi. Strada che ha perseguito, anche e soprattutto, durante i 4 anni in cui, con toni e atteggiamenti da bullo, con il bagaglio di fake news costantemente a portata di mano per avallare le proprie assurde teorie, con palese inadeguatezza e scarse (a voler essere buoni!) capacità di gestione di una potenza mondiale come gli USA, oltre che con assoluta mancanza di senso del pudore e della misura e con becero cinismo, ha ricoperto uno degli incarichi con maggiori poteri e responsabilità che il mondo moderno abbia mai conosciuto: l’incarico di Presidente (fortunatamente, ormai uscente!) degli Stati Uniti d’America.

La pagina buia vissuta dagli USA, nella data del 6 gennaio 2021, deve ricordarci il dono prezioso che ciascun cittadino, in un Paese democratico, ha nelle proprie mani: il diritto di voto, il potere di scegliere i propri rappresentanti.

È vero, le Democrazie forti riescono a resistere ai colpi inferti da chi non riesce a fare i conti con la sua bellezza complicata, fatta di confronto, di partecipazione attiva e (sopra ogni cosa!) pacifica, di dialettica, di compromesso (nel senso buono del termine!) e di sintesi; le Democrazie forti riescono persino a resistere ai colpi dei megalomani che, di tanto in tanto, occupano financo ruoli di primo piano: pure ai colpi più dolorosi e laceranti per la popolazione e per l’unità che dovrebbe accompagnare il cammino di quella popolazione, quasi fosse uno scudo salvifico, di fronte alle intemperie della vita e del tempo. E questo, a maggior ragione, in epoca di pandemia!

Ma a lungo andare, anche quelle democrazie così forti possono uscirne ammaccate. E il lavoro di ripristino della bellezza armonica di una Democrazia piena è sempre arduo, doloroso, faticoso e lungo nel tempo.

Che le immagini deplorevoli di assalto al Campidoglio, nella serata americana più buia, ci siano da monito: a lasciare le cose belle nelle mani sbagliate potremmo finire col non ritrovarcele più.

Italia, 7 gennaio 2021

ph. arialmac

Una opinione su "Della fragilità e della bellezza complicata della Democrazia"

  1. Condivido ogni sillaba di quanto ho letto. È vero, nei cosiddetti “Paesi avanzati” con troppa facilità abbiamo acquisito il principio di Democrazia come qualcosa di dovuto, quasi come una semplice eredità scaduta. Abbiamo fatto l’abitudine ad un concetto complesso, come complessa è la macchina della democrazia. Come è vero che abbiamo volontariamente semplificato questo strumento così alto. Certo, chi ha avuto interesse, nel corso dei decenni che ci separa dalla catastrofe del secondo conflitto mondiale, a svilire il principio di democrazia, è sempre stato attivo, e, come la goccia sul sasso, ha lasciato il segno. E ciò che abbiamo visto negli USA il 6 gennaio 2021 è la plastica evidenza.

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