Di quei modi garbati, di donne e di politica in terra di Calabria

Mi è arrivata a metà mattinata un’email di mio padre con il link di un articolo di un quotidiano nazionale.
Nell’immediatezza sono rimasta incredula. Poi ne ho avuto conferma: iniziavano a susseguirsi le notizie; sono giunti, poi, a sigillo della veridicità dell’informazione, i messaggi di cordoglio dei colleghi di partito e della sua ala politica, come dei politici dello schieramento opposto.
Durante la notte, fra il 14 e il 15 ottobre, è deceduta la Presidente della Regione Calabria, Jole Santelli: la prima donna – ancorché non politicamente a me affine – ad aver ricoperto una carica così “pesante”, in una terra così complicata, che, come tanta altra parte del nostro Belpaese e talvolta perfino con più rigore, serba ancora in sé diverse sacche di maschilismo. Ché la vera parità di genere, qui, fatica ad arrivare!

È triste questa scomparsa, anzitutto perché è la scomparsa di una donna di appena 51 anni. E in un Paese in cui si definisce “giovane” perfino una persona di 40 anni, possiamo immaginare lo stordimento che si ha nel vedere superare quel limite sottile, che segna il passaggio fra il nostro mondo e l’aldilà, da parte di chi, quella soglia di “perpetuata giovinezza”, l’aveva superata da appena poco più di 10 anni.

Non ho mai condiviso le opinioni politiche di Jole Santelli, non ho mai apprezzato il suo approccio ai problemi in una terra materna e matrigna come la Calabria. Ma ho sicuramente guardato di buon occhio il suo garbo istituzionale, la sua veemenza (sì, ma) pacifica e rispettosa dei ruoli. Indubbio pregio di inestimabile valore l’essere riuscita a mantenere, in una calca politica come quella in cui lei si muoveva, quel suo modo di fare rispettoso, cordiale e quasi mai sopra le righe, senza lasciarsi trascinare verso l’imbarbarimento politico che ha avviluppato tanti altri suoi colleghi e, in particolare, tanti (forse fin troppi!) della sua stessa parte politica.
Ché, è bene dirlo, una seria destra liberale ha una sua rilevante utilità nella dialettica politica: ma una destra sguaiata, no, di utilità non ne ha. Fortunatamente, nel modo di porsi, nel modo di parlare e di rivolgersi agli altri (anche a chi aveva idee e posizioni diverse dalle sue), la Santelli, di questa destra italiana (e calabrese) odierna, in tanta parte irruente e tracotante, non aveva assorbito nulla.

Non ho lesinato critiche al portato politico di questi suoi pochi – e spiace dirlo, purtroppo, vista la mestizia della causa – mesi di amministrazione della regione calabrese: anzi, ne ho sollevate numerose nei confronti dell’azione politica della Presidente Santelli anche nei discorsi pieni di politica e di attualità affrontati, in questi ultimi tempi, con parenti (calabresi) e amici (calabresi e non).

In particolare, quest’estate, ho guardato con forte disappunto al suo tentativo di far “risollevare” la Calabria (che, da sempre, naviga in acque economicamente poco o per nulla fluenti) mediante il turismo. Ovviamente ho colto (e, in qualche modo, compreso) la “febbre d’azione” che inevitabilmente si è impadronita di molti politici e amministratori locali e non, di fronte al recente aggravarsi della crisi economica. Quella crisi che, però, è bene dirlo – per onestà intellettuale e per mantenere una qualche attinenza alla realtà delle cose!-, in terra di Calabria non l’ha portata ex abrupto la pandemia: era già stato fatto un “ottimo lavoro”, a monte e da decenni, quando il SARS-CoV-2 era di là da venire.
Ché in Calabria da sempre circola un virus autoctono, che si caratterizza per l’elevato tasso di mortalità in fatto di economia legale, di indipendenza della politica e di vita civile: la ‘ndrangheta. Caso mai qualcuno se ne fosse dimenticato!
E così, quest’estate sono rimasta interdetta di fronte ai relativi inviti rivolti a turisti italiani e – collegamenti fra Stati permettendo, in epoca di pandemia – a turisti stranieri, affinché venissero a frotte in terra calabra, perché al limite si sarebbe rischiato di ingrassare (e da calabrese vi dico che: con la buona cucina del luogo, non si rischia, si ha la certezza, a fine estate, di mettere su quei 2kg in più!), ma non di beccarsi il virus, in quanto la Calabria era Covid-free (o giù di lì).
Ho ritenuto, in quei giorni, che la Presidente avesse messo fin troppo da parte i timori per una recrudescenza del virus “per importazione”, pur di andare incontro all’intero mondo imprenditoriale che gravita attorno al settore del turismo.
Un settore da sempre gestito male, come quasi tutto ciò che, in Calabria, vede i soldi circolare: anzi persino peggio di tanto altro! Perché, considerata la storia della Magna Grecia che trasuda ogni pietra di questa terra, tenuto conto della buona cucina calabrese e della sua splendida natura (fatta di mare, con acque calme e cristalline – quando non le inquinano! – e spiagge tranquille, sulle quali prendere il sole rappresenta uno dei modi migliori per rigenerarsi l’anima, e di montagna, serena e fresca: quasi come se mare e montagna stessero lì a tenersi per mano), un turismo ben gestito farebbe prendere davvero il volo a questa Regione. Ma una reale ascesa economica della Calabria, che sia legale, genuina e pura, attirerebbe fin troppi occhi e qui di occhi che guardano devono rimanerne pochi e, preferibilmente, assonnati.

Tornando alla pandemia e al rischio che nel mese di agosto si importasse il virus assieme al turismo estivo, per poi pagarne le conseguenze nei mesi successivi: il mio personale timore era legato alla realtà sanitaria calabrese, che anche la Santelli ben conosceva.
Credo che, in fondo, proprio in virtù della consapevolezza che possedeva in merito alla critica situazione sanitaria calabrese, alla Presidente stessa tremassero le vene ai polsi, di fronte al rischio che la pandemia travolgesse la sua, la mia terra.
E proprio per questo, quel suo invito turistico estivo mi ha lasciata particolarmente basita, in quell’afoso caldo agostano.

La Calabria, è cosa ben nota, con la sanità non ha mai avuto un rapporto idilliaco, per usare un eufemismo. I calabresi sono da sempre i più grandi “turisti sanitari”, se vogliamo usare una metafora leggera per un argomento che di leggero ha ben poco!
Chi abita o ha abitato in Calabria sa che avere problemi di salute in questa terra, e soprattutto in alcune sue zone, significa doversi sobbarcare spese infinite, sofferenze che vanno ben al di là di quelle derivanti esclusivamente dalla malattia (ed esse sole già basterebbero a rendere la vita di chiunque complicata, figurarsi unirle alla sofferente e speranzosa ricerca fuori regione di strutture sanitarie adeguate, che possano seguire in modo puntuale l’itinerante paziente calabrese, e alla stanchezza fisica ed emotiva delle trasferte sanitarie infinite!), viaggi su viaggi, che subentrano, inevitabili, dopo tentativi (falliti) di curarsi nella propria terra: e non perché i medici calabresi siano meno capaci di altri (anzi, di bravi, bravissimi medici calabresi ne è pieno il mondo: l’oculista che mi segue fin dalla mia preadolescenza lavora al Nord e all’estero, ma è un brillante medico cosentino!), ma perché non ci sono le strutture, perché non c’è mai stata un’adeguata gestione delle risorse sanitarie, perché alla fine, pur con tutta la bravura di questo modo, si esce inevitabilmente sconfitti da un sistema sanitario regionale che non fornisce gli strumenti per metterla a frutto, quella bravura!
E forse, anche perché consapevole di questo, nel complesso la Santelli ha affrontato in modo abbastanza equilibrato e con atteggiamento rispettosamente istituzionale questi mesi di pandemia, al netto di taluni passi falsi.

Ho sempre odiato chi, piuttosto che criticarla per le sue posizioni politiche (e di ragioni per questo tipo di critiche, dal mio punto di vista, ce ne sarebbero state a iosa!), si “accaniva” su di lei (come su tante altre donne con ruoli di primo piano) con il cipiglio tipico dei misogini (che, detto per inciso, possono essere uomini o donne: e a volte le donne sanno esserlo con ancora maggiore “rigore”!).

Oggi ha lasciato per sempre la terra di Calabria, dopo aver combattuto una terribile malattia: e se della sua politica non condividevo nulla, a quel carattere battagliero che faceva emergere nelle interviste, quando parlava della sua vita e di questi suoi anni di lotta, invece, guardavo con simpatia. Perché in quel suo apparire (e suppongo, essere, pur non avendola mai conosciuta personalmente) forte e quasi burbera in alcune sue sfaccettature, alternato a un’allegra simpatia, ritrovavo lo spirito di tante altre donne di Calabria che hanno, direttamente o indirettamente, costellato la mia infanzia e la mia adolescenza. A quel suo spirito aspro nel parlato, che buona parte di noi calabresi, andati via per studio e/o lavoro dalla bella terra di Calabria, cerca di attenuare con il tempo – quasi volendo mettere fra noi e quello spirito aspro la medesima distanza che siamo stati costretti a mettere o abbiamo deciso volontariamente di mettere fra noi stessi e la nostra terra d’origine -, guardavo con un sorriso, perché fondamentalmente era bello sentire sulle reti nazionali, piazzato lì con orgoglio, quell’accento calabrese su cui tanti hanno da ridire, dandosi di gomito, quasi fosse la cenerentola degli accenti locali della nostra penisola.

E se oggi e domani saranno – mi auguro! – i giorni dedicati al silenzio rispettoso che merita la morte, da dopodomani so che inizierà il balletto per le nuove candidature elettorali.
A destra, dove la Lega metterà in piedi la sua solita fanfara contro gli ultimi della terra, ridotti a schiavi nelle campagne calabresi, cercando di recuperare il terreno che in questa terra sta ancora tutto nelle mani di Forza Italia e, in via gradualmente crescente, di Fratelli d’Italia.
Come a sinistra, dove un ottimo candidato alle scorse elezioni, qual è stato Callipo, se lo sono giocati per interessi di bottega. Lo stesso imprenditore calabrese, dopo aver perso le elezioni come Presidente di Regione ed essere entrato nell’arena politico-amministrativa locale come Consigliere regionale, ha, alla fine, deciso di abbandonare l’assemblea elettiva regionale, una volta constatato di non poter portare avanti, seppure come forza di opposizione, azioni utili alla collettività che lo aveva votato: scelta condivisibile o meno. Personalmente ritengo che a volte sia giusto combattere fino in fondo e, rimanendo all’interno del sistema, denunciare chi ostacola il cambiamento a favore della collettività. Ma capisco anche che, alla fine della fiera, in capo al singolo esista una sacrosanta esigenza di serenità, che inevitabilmente ti viene sottratta dalla politica, in generale, e dalla politica calabrese, in particolare, per la serie infinita di trame e fili nascosti, opachi e intrisi spesso e volentieri dell’olezzo della ‘Ndrangheta (onnipresente in terra calabra, anche quando sembra non comparire, e capace di distruggere la vita familiare, lavorativa e pubblica di donne e uomini onesti che ad essa si oppongono).
La vicenda di Callipo, agli occhi di una calabrese che quella terra la conosce fin troppo bene, è stata la conferma che, volendo fare qualcosa di sinistra e liberi da condizionamenti e opportunismi, i freni, prima che dall’esterno, vengono posti dall’interno.
Per non parlare poi, dulcis in fundo, dell’entità ormai evanescente rappresentata dai 5stelle calabresi.

E così questa triste dipartita di una donna ancora troppo giovane per lasciare questo pezzo di mondo, si inserisce in una fase particolarmente complicata del nostro Paese e del nostro tempo e lo sgomento per il teatrino che adesso prenderà il via mi assale.
Siamo nel pieno della pandemia.
Siamo nel pieno dell’avvio della seconda ondata pandemica.
Siamo nel pieno del dilagare di un virus di cui ancora conosciamo ben poco, in una terra dove atavicamente la sanità arranca.
Auguriamoci che quel garbo istituzionale e quel sorriso cortese che caratterizzavano la Presidente della Giunta Regionale calabrese accompagnino i prossimi mesi, in cui la Calabria dovrà traghettare verso nuove elezioni.

E a Lei, Presidente Santelli, di cui non ho condiviso le opinioni politiche, nè il tipo di sguardo prospettico sul mondo che ha connotato il suo percorso politico-amministrativo, ma al cui garbo, alla cui forza e determinazione e alla cui simpatia gentile ho sempre guardato con rispetto, in questo suo ultimo viaggio dico solo: che la terra le sia lieve.

Italia, 15 ottobre 2020

ph. arialmacScorci di Calabria
“…quasi come se mare e montagna stessero lì a tenersi per mano”

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