Riflessioni in successione. DELLA SCIENZA, DELLA CERTEZZA E DEL TEMPO (1)

Durante questo sabato di metà maggio 2020 capita che, mentre sono indaffarata in mezzo alle mie mille cose, mi prendo la mia bella pausa caffè (che questo #restareacasa ci avrà portato pure lo stress da smart-working – per i fortunati che ancora un lavoro ce l’hanno, seppure smart! -, ma almeno ci ha concesso la bellezza di una pausa caffè in santa pace, nella calma – per taluni, apparente – della propria cucina!) e, tra un sorso di caffè e l’altro, mi capita di imbattermi su Rainews24 nello Speciale “Covid19 – Il Test” di Gerardo D’Amico.

Decido, così, di dedicare mezz’ora del mio tempo alla trasmissione, vista la serietà professionale del giornalista e visto il peso accademico e l’onestà intellettuale degli ospiti: Prof. Bucci (Biologia dei sistemi complessi), Prof.ssa Saraceno (Sociologa) , Dott. Cartabellotta (presidente Fondazione GIMBE). E così, mentre seguo con interesse la trasmissione, arriva il momento clou, quello che mi fa dire: “Esatto! È il mio pensiero tradotto con parole altrui!”.

da “Speciale Covid19 – Il Test”, Rainews24
https://twitter.com/RaiNews/status/1261594805307654144?s=20

A fronte di un’acuta domanda posta dal giornalista, il Prof. Bucci interviene facendo chiarezza sulle cd. “incertezze scientifiche” tanto urlate, che hanno accompagnato e continuano ad accompagnare questa fase di primo contatto del mondo intero con il nuovo coronavirus. Un virus totalmente nuovo, quindi. Di cui per la prima volta, in questi mesi di inizio 2020, la comunità scientifica tutta si é trovata a dover prendere le misure. E il Prof. Bucci afferma in modo pacato una verità lapalissiana, che purtroppo, visto il proliferare di commenti ottusi provenienti anche da parte di taluni uomini delle istituzioni e di taluni giornalisti e/o opinionisti di trasmissioni pure di un certo peso e di una certa serietà (che a me, personalmente, questa cosa ha sconvolto non poco!), sembra in realtà non essere tanto palese, nè tanto diffusa!

Il senso del discorso del Professore è questo (seppure detto in altre parole e in modo più rigoroso dal Prof. Bucci – vista la sua levatura -, io, dal canto mio, tenterò di riproporre in queste righe la sostanza del suo intervento, con parole mie – per richiamare una vecchia e meravigliosa trasmissione radiofonica -): la scienza ha per sua natura (ed è giusto e necessario che abbia) un approccio dubitativo, fatto di prove ed errori, come è nel suo metodo (sic!); i membri della comunità scientifica, di fronte a un problema nuovo – quale oggi è, ad esempio, la pandemia da Covid-19 e il nuovo coronavirus che la determina-, iniziano a mettere in campo le loro idee, propongono ipotesi (centinaia e centinaia di ipotesi) sull’analisi delle cause e sulla possibile strada da intraprendere per fronteggiare il problema ed eventualmente risolverlo. Con il tempo alcune di queste ipotesi si riveleranno inutili, altre, invece, risulteranno utili; alcune sfoceranno in teorie comprovate, altre svaniranno nel nulla in virtù della loro indimostrabilità; alcune, pur se non pienamente confermate, saranno trampolino di lancio di nuove e migliori ipotesi, che poi si potranno tradurre, ad esempio, in teorie supportate da puntuale dimostrazione scientifica.
Perché, alla fine della fiera, è così che lavora la scienza: di fronte al nuovo, ci si “butta” (nel senso buono del termine); ciascuno scienziato, alla luce del suo background culturale, accademico e di esperienza scientifica, propone la sua idea; ci studia sopra e la mette a disposizione della rimanente parte della comunità scientifica, affinché gli altri scienziati, dati alla mano, prove e controprove messe in atto, possano confermare o confutare le sue posizioni.
Alla base della scienza vi è, in sostanza, il confronto fra posizioni differenti, suffragate da esperimenti: i quali solo se ripetibili potranno concretamente spingere quell’ipotesi scientifica ad essere condivisa dalla comunità scientifica tutta. E questo vale, a maggior ragione, nel campo delle scienze empiriche, dove l’approccio dello scienziato non può mai essere quello fideistico di fronte alle scoperte passate (ché non sarebbe scienza, ma ben altro!), ma deve sempre essere un approccio dubitativo. Perché sono il dubbio e, sulla sua base, il confronto a muovere la scienza e il mondo.

Il prof. Bucci, fatta questa precisazione, decide di togliere metaforicamente le vesti di accademico e indossare per un attimo i panni del cittadino medio, del profano delle scienze, empatizzando con loro. Ben consapevole degli sforzi e del sacrificio che il sapere scientifico porta con sé e del fatto che la mente scientifica necessita di esercizio costante, dichiara al Dott. D’Amico che non si può accusare sic et simpliciter il grande pubblico (per lo più profano, appunto, di scienza) dello stupore e dello sconcerto mostrato di fronte agli “scienziati che litigano” attorno al SARS-CoV-2, in quanto il problema vero è consistito nell’aver buttato, fin da principio, in pasto a un pubblico non abituato (in quanto tendenzialmente estraneo a quel mondo) questo tipo di (normali e necessarie) dinamiche accademiche e di ricerca scientifica.

A mio parere (ma io – e me ne scuso in partenza! – so di essere ipercritica, oltre che intollerante nei confronti di chi, pur essendo stato nella condizione “privilegiata” di apprendere, non l’ha fatto per incuria -e non per impossibilità!-, dilettandosi, però, poi a sentenziare dall’alto della sua ignoranza arrogante e, eventualmente, anche dall’alto della sua posizione socio-economica!), sarebbe bastato che il cittadino medio in questione avesse assimilato qualche concetto, seppure minimo, di storia delle scienze, anche solo ai tempi in cui frequentava la scuola media (oggi scuola secondaria di primo grado), per ricordare che, ad esempio, anche attorno alla Teoria della relatività di Einstein, nel corso del ‘900, ci fu un gran litigare fra scienziati. E, quindi, per capire che (non solo, ma soprattutto) di fronte al nuovo, parlare di certezze scientifiche nell’ambito delle scienze empiriche è un ossimoro!
Volutamente evito il riferimento alla triste vicenda di Galileo Galilei – che forse, invece, dovrei tirare fuori! -, perché sulla storia dell’illustre scienziato non incise tanto il confronto spietato fra pari nel mondo accademico, quanto piuttosto la pressione della Chiesa del tempo, del suo potere (spirituale e soprattutto) temporale e della politica.

Per questo oggi, in tempo di Covid-19, forse sarebbe bene ricordare la vicenda di Galileo, ma sostituendo al potere pieno che ai suoi tempi deteneva la Chiesa quello che oggi detengono strenuamente le lobbies economiche. E qui tengo a precisare che utilizzo il termine lobby non in senso spregiativo, ma nella sua accezione neutra: in quanto essa permette di scattare la fotografia del mondo odierno nella sua totalità. Mondo che, con un virus – per lo più sconosciuto, ad alta contagiosità, ad alto rischio soprattutto per alcune categorie di persone – ancora in piena circolazione e privo, ad oggi, di una terapia medico-farmacologica ad hoc e di un vaccino che permettano di dominarlo, è intento ad avviare la Fase2 di questa pandemia 2020.

E allora posso anche concordare con il Prof. Bucci nel non guardare in modo malevolo lo stupore dei più di fronte alle discussioni scientifiche di questi mesi e alle “incertezze” nella conoscenza del virus.

Però, se, da un lato, non accetto che le esigenze economiche abbiano tout court la meglio sulle esigenze sanitarie e di tutela della salute pubblica, in piena pandemia: come dimostra l’ “apriamo tutto a partire dal 18 maggio/3 giugno” concordato tra Governo e Regioni, sulla falsariga di altri Stati, appena ieri sera. Perché ovviamente costa fatica ripensare le dinamiche economiche, immaginare (e costruire) nuovi modelli sociali e socio-economici, per consentire al mondo di risvegliarsi da questa pandemia meglio di prima.
Piuttosto che iniziare ad affrontare questa “fatica”, si continua a perpetuare nel vecchio modello, senza pensare a delineare nell’imminenza dell’oggi una “situazione tampone” o “situazione ponte” (che andrebbe, ovviamente, affiancata dal necessario, doveroso, celere ed efficiente sostegno economico alle famiglie e ai singoli in difficoltà!), al fine di giungere a tracciare le linee guida di qualcosa di nuovo, diverso e migliore per il futuro. Questo veramente richiederebbe sforzi enormi e tante, tantissime perdite di rendite di posizione, che chi sta dall’alto della sua montagna dorata non vuole lasciar andare, ovviamente. In quanto l’uomo è tendenzialmente un animale egoista, quando ragiona con l’esclusivo metro dei soldi!

Dall’altro, ritornando alla condivisibile posizione espressa dal Prof. Bucci se rapportata al cittadino medio, non accetto, invece, che quel famoso stupore ottuso alberghi negli occhi e nelle menti di uomini delle istituzioni.
Questo assolutamente non lo accetto!

Così mentre, ascoltando l’interessante contributo in merito all’impatto scientifico-economico-politico-sociale di questa pandemia offerto da ciascuno degli ospiti della trasmissione, mi dilungo nelle mie elucubrazioni, mi vengono in mente alcune righe che ho scritto circa un mese fa e che stazionano da qualche settimana nelle Note del mio smartphone, nella mia casella di posta elettronica e in qualche mia chat a 2 di whatsapp (non chat di gruppo: perché di solito rifuggo da queste ultime!), essendomi premurata di inviare a taluni dei miei contatti (per la loro immensa felicità!) la mia riflessione nata spontaneamente, in un giorno di aprile, dalla lettura del virgolettato di un politico di livello nazionale e con incarico istituzionale che chiedeva certezze alla scienza sul nuovo coronavirus, qui e ora. Hic et nunc!

E oggi che siamo ormai a metà maggio, pensando ai miei tre lettori (che ai venticinque di manzoniana memoria non mi azzardo ad accennare: sarebbe sacrilegio letterario!), ho deciso di inserire sul mio blog quella mia riflessione di metà aprile (Riflessioni in successione. DELLA SCIENZA, DELLA CERTEZZA E DEL TEMPO (2)).
Perché il tempo passa, ma lo stupore ottuso di taluni non passa mai!

Italia, 16 maggio 2020

3 pensieri riguardo “Riflessioni in successione. DELLA SCIENZA, DELLA CERTEZZA E DEL TEMPO (1)

  1. In tempi non remoti le ottusità di soggetti acculturati e non erano relegate ai tavolini del bar o sulla sedia del barbiere. Molti politici, consci dei propri limiti, lasciavano i propri (ottusi!) dubbi all’interno di una ristretta cerchia di fidati. La globalizzazione, per quanto utile e potenzialmente necessaria in un mondo in continua evoluzione, porta con sé anche l’immaginifico senso della libertà di parola senza filtri e senza frontiere….mentre la comunità scolastica si domanda se anticipare o meno le aperture degli istituti, invece di pensare al reale e necessario futuro della ricerca e alla formazione di nuovi soggetti preparati e seri, dopo decenni di tagli da ghigliottina a tutto il sistema istruttivo, ad opera di miopi (e ottusi, appunto) servitori dello Stato!

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  2. E queste profonde e oneste riflessioni fan pensare. Lasciano il segno e toccano le ferite di questo nostro Paese. Ferite aperte da anni di incuria istituzionale a tutti i livelli, dall’ultimo consigliere comunale ai vari capi di governo che si sono succeduti. Oggi penso non dobbiamo piangere il non fatto, ma il non programmato! In una normalissima azienda privata un incapace viene messo nella condizione di non nuocere al fatturato aziendale, in politica, come i fatti dimostrano, spesso succede il contrario. Posta la domanda, diamoci una risposta!

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